Lettera aperta al Ministro Nicolais

Signor Ministro,

le inviamo questa lettera a nome dei circa cinquanta dipendenti del CNIPA iscritti alla CGIL.  Durante i passati quattordici anni abbiamo avuto una buona visibilità, sia delle attività che dei principali attori di questo organismo e di quelli che lo hanno preceduto[1], e ne abbiamo tratto la convinzione che la situazione del CNIPA non possa essere descritta che in termini di estrema criticità e preoccupazione. Condividiamo la volontà del governo di collocare il CNIPA in un ambito di moderna riforma della pubblica amministrazione, secondo le chiare indicazioni del Memorandum d’intesa dello scorso gennaio. Tale impostazione consentirebbe un’evoluzione del processo di innovazione dello Stato attraverso le tecnologie ICT, che potrebbero permettere l’adozione di nuovi strumenti di relazione a rete con i cittadini e le imprese.  Ebbene, a quattordici anni dal D.Lgs. 39/1993 che istituì l’AIPA, noi fatichiamo a trovare una qualche congruità tra questi ambiziosi obiettivi e la desolante realtà che abbiamo di fronte tutti i giorni! Siamo convinti che se tante iniziative nazionali, dalla diffusione della firma digitale alla cooperazione applicativa, non hanno prodotto i frutti desiderati non è tanto perché è mancata una visione politicamente sostenibile dell’eGovernment, ma soprattutto perchè la gestione del CNIPA ne ha condizionato l’applicazione essendo rimasta ancorata a vecchi automatismi burocratici e a gravi inefficienze di sapore feudale per i quali risulta impossibile discernere “la persona” dalla “funzione”.    

Infatti i vertici del CNIPA, che hanno goduto di una sostanziale continuità di posizione da quattordici anni[2], non riescono a produrre visioni o strategie forti, coerenti in campo amministrativo, tecnologico ed economico e soprattutto utili per il Paese. Le principali iniziative che hanno caratterizzato il CNIPA, dal protocollo informatico al sistema pubblico di connettività, sono ispirate a concezioni vaghe e discutibili dell’eGovernment; pianificate senza ricorrere all’analisi dei costi e dei benefici; destinate ad avere ricadute negative sull’economia nazionale, che peraltro nessuno si cura di misurare. Del resto, le relazioni annuali del CNIPA continuano a sfornare misure dell’input, come ad esempio il numero di PC per dipendente o il numero di servizi online “resi disponibili”, piuttosto che dell’output o dell’outcome, come i risparmi effettivamente ottenuti o il ritorno in termini di partecipazione dei cittadini e di produttività delle imprese.

Due soli esempi di progetti già ampiamente criticati in passato:

·        Il sistema pubblico di connettività  (SPC), un progetto avviato durante la passata legislatura, è stato criticato per i suoi costi elevati, per le finalità confuse e per il pesante impatto negativo sul mercato delle telecomunicazioni[3]. L’impianto di questo sistema oligopolistico, destinato a sostituire la rete unitaria della pubblica amministrazione (RUPA) e finanziato in parte con soldi pubblici, sottopone a forti barriere di accesso gli operatori che non hanno vinto la relativa gara e rischia di deprimere le PMI di settore, in particolare gli ISP. Del resto il primo tentativo di realizzare una rete della pubblica amministrazione, la RUPA, non ha prodotto dimostrabili aumenti di efficienza della nostra amministrazione, né tanto meno ha giovato al sistema Paese, al di là delle imprese che l’hanno realizzata. Tuttavia, nessuno si è preoccupato di giustificare in questa ottica il nuovo progetto SPC. Forse anche per questo motivo il CNIPA, per gestirne la realizzazione, sta utilizzando per lo più consulenti e società esterne, senza coinvolgere se non in minima parte le risorse interne, peraltro numerose e competenti.

·        Il protocollo informatico è un progetto che sopravvive da oltre dieci anni senza essere riuscito ad incidere significativamente né sui processi (perché i flussi documentali continuano ad essere per lo più cartacei), né sulla normativa (perché il nostro diritto amministrativo ha riprodotto le sue rigidità in chiave informatica), né sulle tecnologie (perché i sistemi realizzati sono farraginosi e per questo non vengono adottati dalle amministrazioni), né sull’economia del Paese (perché i sistemi informatici si aggiungono a quelli tradizionali senza sostituirli, e il personale addetto non diminuisce).

Ma è la situazione del personale a far risaltare i maggiori limiti del nostro ente.

Lavoriamo in un organismo preda di una cultura organizzativa distruttiva; ispirato a principi antiquati, inefficaci e arbitrari; oberato da un numero quasi grottesco di cause di lavoro che spaziano dal trattamento economico al mobbing; ingessato da una totale immobilità delle carriere che schiacciano buona parte del personale in una routine umiliante; piegato a metodi di reclutamento privi di trasparenza; abituato a fare ricorso liberamente al precariato. I dirigenti del CNIPA, che costituiscono ben il 25% del personale, sono stati quasi esclusivamente reclutati all’esterno senza regole o concorsi pubblici, minimizzando il rischio di valutazioni obiettive. Il personale interno non ha mai avuto accesso a tali posizioni, nonostante la sua notevole esperienza. Ai dirigenti assunti dal settore privato per chiamata diretta (molti provengono da quelle stesse società che poi  il CNIPA utilizza per la realizzazione dei progetti) si sono aggiunti alcuni dirigenti pubblici che il CNIPA ha deciso spesso di assumere con contratto a tempo determinato anziché attraverso il comando con retribuzioni ben maggiori rispetto a quelle dei colleghi delle amministrazioni di provenienza. Dipendenti giunti alla pensione, figure di diretta collaborazione di passati ministri, dirigenti della Presidenza del consiglio dei ministri e addirittura componenti di Autorità scaduti dal loro incarico istituzionale vengono regolarmente riacquisiti dal CNIPA attraverso contratti a termine e consulenze[4].

Il personale non dirigente assiste alla progressiva saturazione delle posizioni dirigenziali da parte dei nuovi assunti. I rari concorsi pubblici svolti in tutti questi anni hanno condotto a selezioni “ad personam”.  

Inoltre il CNIPA, dopo 14 anni, non ha ancora un ruolo né tantomeno un CCNL e questa prolungata carenza ha aggiunto un’altra serie di discriminazioni orizzontali all’interno del personale. Contrariamente alle indicazioni del governo in materia di riforma del mercato del lavoro, proprio in una pubblica amministrazione, per di più operante presso la Presidenza del Consiglio, esistono una pletora di posizioni contrattuali diverse cui corrispondono diversi trattamenti retributivi all’interno di medesimi profili professionali. Nel CNIPA sono presenti dipendenti con contratto a tempo indeterminato, contratti a tempo determinato, comandati da altre P.A., collaborazioni coordinate e continuative, nonché un alto numero di consulenti tanto strapagati quanto sconosciuti o quanto meno mimetizzati da CO.CO.CO. e quindi  neanche pubblicati sul sito, come prescritto dalla sua Direttiva n.1/07.

Inoltre, la mancanza di un ruolo ha impedito a tutti i lavoratori non comandati da altre amministrazioni, indipendentemente dalla loro anzianità, di accedere ai concorsi pubblici a posti di dirigente in tutta la pubblica amministrazione.

A questa amministrazione sono state intentate cause di lavoro con una proporzione mai rilevata in nessuna altra pubblica amministrazione, pari ad almeno una per dipendente: si va da una causa pluriennale per il riconoscimento del trattamento economico – con sentenza esecutiva del giudice del lavoro n. 20215 del 15.11.2004 e bloccata da una norma ingiusta del governo Berlusconi – a contenziosi per il riconoscimento dei semplici incrementi ISTAT sulle retribuzioni dei lavoratori del cessato Centro tecnico, dipendenti a tempo indeterminato del CNIPA, anch’essi senza contratto da otto anni, fino a contenziosi per demansionamento e mobbing, tutte concluse con sentenza del giudice del lavoro avversa al CNIPA, il tutto con grave danno per l’erario pubblico. Per di più il CNIPA ha fatto un ricorso estremo a CO.CO.CO per molte posizioni di fatto istituzionali generando un’intera schiera di lavoratori precari e ricattabili. Anche per questi lavoratori, i vertici del CNIPA hanno sempre disatteso qualunque politica in linea con le raccomandazioni del governo in materia di de-precarizzazione.            

A questa situazione il CNIPA ha risposto irresponsabilmente:

saturando le posizioni di responsabilità con dirigenti reclutati dall’esterno; 

bloccando ogni tentativo di soluzione dei contenziosi che coinvolgono da anni praticamente tutti i dipendenti.

Pertanto molti dipendenti, privati di ogni opportunità di crescita professionale, sono completamente demotivati.

In conclusione riteniamo che, nelle condizioni attuali, il CNIPA non sia stato reso in grado di svolgere il ruolo di motore dell’innovazione nella pubblica amministrazione, anche a causa dell’immobilismo dell’attuale Governo, che non ha lanciato nessun segnale di discontinuità rispetto al precedente governo Berlusconi. Leggendo il recente memorandum d’intesa su lavoro pubblico e riorganizzazione delle amministrazioni non possiamo fare a meno di pensare ai problemi storici del CNIPA, ricordati anche nell’interrogazione parlamentare dell’On. Magnolfi del settembre 2003  dedicata a questi problemi. Nel nostro caso, però, l’auspicio che il Memorandum venga attuato al più presto, non basta. Al fine di non ripetere le esperienze poco esaltanti di questi quattordici anni riteniamo che sia assolutamente necessario risolvere definitivamente e radicalmente i tre nodi di fondo: le finalità, il vertice e il personale.

Se questi nodi non saranno rapidamente sciolti è ben difficile che le speranze di cambiamento possano avverarsi. Con buona pace di quanti vedono nell’innovazione soltanto fumo negli occhi, e nella pubblica amministrazione un rifugio per fannulloni.  

CGIL – CNIPA
Roma, 7 giugno 2007 


[1] L’AIPA (Autorità per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione) è stata istituita nel 1993. Il Centro Tecnico per la Rete Unitaria della Pubblica Amministrazione è stato creato nel 1997 sotto il controllo dell’AIPA e nel 2001 è stato posto sotto la Presidenza del consiglio. Nel 2003 l’AIPA è stata ridenominata CNIPA (Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione), conservando tutte le proprie funzioni. Nel 2004 il Centro Tecnico per la RUPA è confluito nel CNIPA. Le sedi di questi organismi sono sempre state ospitate negli stessi edifici. Molti dei loro dirigenti hanno avuto modo di transitare dall’uno all’altro a seconda delle opportunità. [2] Un caso per tutti. Mentre Guido Rey era presidente dell’AIPA, dal 1994 al 2001 Livio Zoffoli ha ricoperto l’incarico di direttore generale. Dopo le dimissioni di Rey, Livio Zoffoli è stato nominato capo dipartimento del Ministro Stanca. Dopo il licenziamento del direttore del Centro tecnico della RUPA da parte del ministro Stanca nel 2002, Livio Zoffoli è diventato direttore dello stesso Centro Tecnico ed infine nel 2003 presidente del CNIPA, incarico che ricopre ancora oggi. Si può dire che Livio Zoffoli ha influenzato direttamente l’implementazione delle politiche di eGovernment italiane per almeno 13 anni.[3] Sulle critiche alle scelte progettuali adottate dal CNIPA è utile leggere l’articolo “Reti bucate”, pubblicato dall’ESPRESSO lo scorso mese di aprile.

[4] Sul travaso di uomini del passato ministro Stanca nelle strutture di vertice del CNIPA è utile leggere l’articolo “Per l’Ena italiana il ministro richiama in servizio Zoppi”, pubblicato sul Corriere della Sera del 2 gennaio 2007.

Del resto, i metodi di reclutamento dei dirigenti del CNIPA può essere esemplificato da alcuni casi notevoli.

·       L’attuale dirigente di un ufficio del CNIPA fu assunto nel 1999 come funzionario con contratto a termine. Dopo pochi giorni, per coprire la posizione di dirigente di quell’ufficio fu bandito un concorso pubblico che fu vinto dallo stesso funzionario, unico candidato a venire ammesso al concorso. Allo stesso nel 2006 è stata assegnata la qualifica e la retribuzione di dirigente generale.

·       Un dipendente di un ministero, che aveva ottenuto il comando all’AIPA, dopo qualche tempo si dimise per essere assunto come dirigente (fatto relativamente raro) da una società di consulenza informatica. Fatto ancora più insolito, dopo poche settimane il nuovo dirigente si dimise dalla società per venire assunto dall’AIPA, questa volta naturalmente con qualifica di dirigente.

·       Un altro funzionario, dopo avere superato una selezione pubblica bandita dal Centro tecnico per la RUPA, fu assunto dall’AIPA in posizione dirigenziale a seguito di una ricerca commissionata ad una società specializzata. La ricerca era stata preceduta da una prima selezione pubblica i cui sette partecipanti erano però tutti stati esclusi dalla commissione esaminatrice. L’intera procedura durò circa due anni e costò, per il solo compenso alla società specializzata, circa 80 milioni di lire. L’interessato lavorava nello stesso palazzo, intratteneva da anni rapporti di lavoro con l’AIPA ed era ben conosciuto dai componenti della commissione esaminatrice.  

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One Response to Lettera aperta al Ministro Nicolais

  1. Raffaele ha detto:

    Accogliendo l’invito del Sig. Casacchia scrivo queste righe non tanto
    per commentare il contenuto dell’ormai famigerata lettera, quanto per
    esprimere, a titolo personale, la mia posizione e per compiere per così
    dire un “passo indietro”.

    Poche settimane fa, insieme ad altri colleghi, mi ero iscritto alla
    CGIL, essenzialmente perché mosso da due motivazioni:

    – da un lato speravo che l’ingresso di energie fresche potesse in
    qualche modo contribuire a proporre soluzioni condivise per i problemi
    e le difficoltà comuni a tutti coloro che lavorano in Cnipa;

    – d’altro canto ero convinto che il sindacato fosse un’entità capace di
    trovare un punto di equilibrio tra le esigenze di tutti i lavoratori (e
    sottolineo TUTTI i lavoratori, a prescindere quindi dallo status
    giuridico che caratterizza il loro rapporto di lavoro.

    Ahime quale disillusione e delusione: sia la mia speranza, sia la mia
    convinzione, sono andate progressivamente scemando.

    Nelle settimane successive ho assistito, dapprima con stupore, poi con
    disappunto, infine con una punta di sbigottimento, ad un crescendo di
    polemiche e situazioni conflittuali che sinceramente non capisco e non
    mi appartengono.

    In questo momento vedo la situazione lavorativa attuale al Cnipa già
    abbastanza difficile, delicata e incerta di suo: proprio questo mi
    porta a dire che, per quanto mi riguarda, non sono più in grado di
    partecipare a qualcosa che, invece di essere (come credevo nei miei
    auspici iniziali) un fattore rassicurante, è diventata, al contrario, (almeno nella mia percezione) un fattore di preoccupazione e quasi (mi si perdoni) di fastidio.

    In considerazione di tutto questo, pur augurando sinceramente buon
    lavoro a quanti decideranno di restare nel sindacato, faccio appunto un
    passo indietro, e comunico fin da ora che provvederò a restituire
    al più presto la mia tessera di iscrizione alla CGIL.

    Distinti saluti

    Raffaele Montanaro

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